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Affordable Art Fair
Interviews - 17 October 2019

Meet Maroncelli 12

Affordable Art Fair è sempre a caccia di gallerie che possano proporre ai suoi collezionisti le migliori scelte, tra artisti dal talento affermato o emergenti, mantenendo un occhio attento alle novità e ai segmenti più particolari dell’arte contemporanea. E’ proprio questo il caso di Maroncelli 12, galleria milanese tra le prime ad aver scelto di trattare il mondo dell’Art Brut, o Outsider Art, i cui autori vengono definiti “pittori d’istinto” per via della necessità interiore che spinge la loro creazione artistica. Artisti che si formano e lavorano al di fuori del circuito ufficiale dell’arte, lontani dalle regole rigide del mercato, perfettamente in linea con l’ideale della nostra fiera.

Incuriositi da una proposta così affascinante, non abbiamo resistito e abbiamo chiesto ad Antonia Jacchia, direttrice della galleria, di accompagnarci alla scoperta dell’ousider art. Eccovi di seguito l’intervista, speriamo che come noi non vediate l’ora di saperne di più e di scoprire di persona la selezione di opere degli artisti di Maroncelli 12 alla prossima edizione di Affordable Art Fair Milan, 7 – 9 February, 2020, Superstudio Più.

 

MEET THE GALLERY: MARONCELLI 12

 

Parlaci un po’ di Maroncelli 12. Com’è nata la galleria? Come nasce la passione per l’Outsider Art?

Michele Berton, Honi soit qui mal y pense, 2018, 100x71, acrilico e pigmenti su cartaMaroncelli 12 inizia la sua attività nel 2014, proponendosi come la prima galleria milanese dove esplorare il mondo dell’Art Brut (Outsider art), così poco conosciuto in Italia. La galleria nasce grazie a una serie di favorevoli circostanze “cosmiche”. Con un’esperienza quasi trentennale alle spalle come giornalista, da tempo coltivavo il sogno di un progetto culturale legato all’arte. E una decina di anni fa, a Parigi, confrontandomi con un’amica artista, per la prima volta scopro l’esistenza dell’Art Brut, un movimento che lei mi assicura riscuotere, non solo in Francia ma in Europa e nel mondo, un grande interesse anche da parte del mercato. La storia dell’Art Brut mi appassiona. Comincio, a Parigi, a visitare gallerie. Poi i Musei, il più importante la Collection de l’Art Brut a Losanna (nato dalla donazione della collezione di Jean Dubuffet) è una folgorazione. Così come il Gugging di Vienna, etc.

Ma la spinta finale è stato l’incontro, a fine 2013, con la storica dell’arte Bianca Tosatti, grande esperta di Art Brut/Outsider Art. Lei sta realizzando un progetto su cui sta lavorando da anni: la nascita del primo e unico museo italiano dedicato agli artisti autodidatti. Si chiamerà MAI: Museo di Arte Irregolare italiana. Un progetto fantastico, con un profondo legame con il territorio, in una villa seicentesca a Sospiro, in provincia di Cremona. La intervisto: ne esce un mega articolo sul Corriere della Sera. Dopo pochi mesi, pensando che i tempi fossero maturi, che anche in Italia, cominciasse a esserci del fermento, prendo la decisione. Do le dimissioni dal Corriere della Sera e inauguriamo Maroncelli 12. Peccato che il Mai Museo, per le note difficoltà italiche in fatto di cultura e musei, avrà vita breve, poco più di sei mesi. Non la nostra passione.

 

Maroncelli12 gallery space

 

La linea di Maroncelli 12 è molto ben definita e l’argomento “Outsider Art” non è particolarmente diffuso in Italia, a differenza di altri paesi. Potresti aiutarci a delineare una breve storia dell’Outsider Art?

Shaul Knaz, Togetherness #82, 2014, tecnica mista su compensato, 100x80 cm“Furtiva e selvatica come una cerva”: è una delle espressioni con cui Jean Dubuffet declinava la sua Art Brut mettendola a confronto con le gabbie dell’accademia del tempo (ed è il titolo di una mostra che abbiamo realizzato nel 2015). Un’arte “cruda”, “grezza”, ma anche “spumeggiante” come lo champagne, fresca, contro il ben cucinato dell’arte moderna.

Per parlare di Art Brut, anche di quella italiana, bisogna comunque partire dalla Svizzera per ripercorrere le scorribande che Dubuffet faceva a caccia di quell’arte che lui pretendeva rigorosamente indenne dalle influenze della cultura accademica e che ingenuamente pensava garantita nelle sue incontaminazioni dalle invalicabili recinzioni delle cliniche psichiatriche: in Svizzera scopre Woelfli (1864-1930), Aloise (1886-1964), Muller e tutta quella schiera di artisti che lavoravano negli ospedali dove erano ricoverati. Bisogna riconoscere che Dubuffet fu il primo a trattare criticamente questo modo innovativo di fare arte coinvolgendo i più sensibili e attenti intellettuali del suo tempo, come i Surrealisti. Basti ricordare che nel 1947 insieme con André Breton e Jean Paulhan aveva creato la Compagnie de l’Art Burt a Parigi, dove aveva raccolto centinaia di opere realizzate da personalità sconosciute, non formate artisticamente, spesso ricoverate in istituti psichiatrici o persone/contadini/pastori isolati.

L’artista brut, secondo Dubuffet, vive e produce in totale autonomia rispetto al mondo e alle sue regole; questo significa che non produce arte perché venga riconosciuta tale, ma produce per urgenza creativa; i creatori di Art Brut, sfuggiti ai condizionamenti culturali e al conformismo sociale, sono gli unici destinatari delle proprie opere, istintuali e indifferenti alle critiche, creano per necessità.

Nei primi anni ‘70, lo storico dell’arte inglese Roger Cardinal, è il primo a fare ricerche sull’Art Brut: va a Parigi, incontra Dubuffet e gli artisti da lui segnalati e nel 1972 pubblica il volume “Outsider”, ripercorrendo le orme tracciate da Dubuffet e allargandone le maglie, ispirato dal lavoro precedentemente fatto sul Surrealismo (… lasciare che l’immaginazione sia l’elemento primario in ogni lavoro creativo). Individuale, senza ascendenze e discendenze, Outsider Art è una variabile impazzita che mette in crisi gli strumenti consueti e classificatori della critica d’arte. Ma, provenendo dall’interiorità dell’autore, bussa alla parte più profonda di noi, lasciando spesso riemergere forme e simboli antichi e universali.

 

Carlo Zinelli, Senza titolo, 35x50 cm, tempera su carta

 

Come trovi e selezioni gli artisti?

Sono partita dall’idea di promuovere e valorizzare innanzitutto gli autori “storici” dell’Outsider Art italiana, artisti defunti che non hanno nulla da invidiare ai già più famosi Outsider stranieri. Un’operazione da fare non solo in Italia ma anche all’estero dove il mercato c’è ed è in crescita. Studiando e portando alla luce gli artisti, per esempio, presenti nella collezione dell’ex Mai Museo. La star italiana (e quotata) dell’Outsider Art italiana all’estero è Carlo Zinelli solo perché essendo presente nella collezione di Dubuffet, dal 1971 fa parte della collezione del museo di Losanna (dove è in corso una sua personale fino al 2 febbraio 2020) e di molte altre collezioni private e pubbliche. Ma è un fenomeno unico. La mancanza di un museo e di gallerie (oggi siamo 3 in tutta Italia) ha ridotto la possibilità dei nostri autori più “dotati” di essere conosciuti fuori dalle proprie mura domestiche o al massimo nazionali.

Oggi i musei psichiatrici sono chiusi. Esistono numerosi atelier (più o meno validi) che mettono in mano fogli e pennelli ai potenziali artisti Outsider del futuro. Poi c’è il passaparola… difficilmente un Outsider entra in galleria per presentare il proprio lavoro. Vorrei però ribadire un concetto fondamentale: di non far coincidere l’Outsider Art con il disagio psichico.

 

Dan Miller, Senza titolo, 2016, acrilico e inchiostro su carta, 56x76 cm

 

Chi colleziona Outsider Art in Italia?

Paolo Baroggi, Porsche Carrera, 2000, acrilico e pastelli su tela, 107x99 cmIn Italia il mercato è ancora molto piccolo: ci sono due grandi collezionisti che ora sono diventati uno solo, nel senso che la collezione Fabio e Leo Cei ha acquisito la collezione di Bianca Tosatti e Michele Munno per costituire la Casa dell’Art Brut, aperta al pubblico, a Casteggio (Pavia). E poi ci sono altri piccoli collezionisti che raccolgono uno, al massimo due artisti. Negli ultimi anni alcuni collezionisti di arte contemporanea si stanno affacciando con interesse al mondo Outsider. Così come giovani, che fanno i primi passi nel collezionismo contemporaneo non disdegnano opere di Art Brut.

 

Sei anche tu una collezionista? Qual è l’opera senza la quale potresti vivere?

Nel mio piccolo ho cominciato ad acquisire alcune opere. L’opera senza la quale potrei vivere? Il mio primo acquisto, passando di fronte alle vetrine di una galleria di Avignone. Mi sono innamorata di un’opera di Daisy Boman (che ho scoperto lì essere una scultrice artista belga), sono entrata in galleria, ho chiesto il prezzo, era abbordabile (qui direi affordable) e l’ho comprata.

 

Qualche nome promettente da tenere d’occhio?

Franca Settembrini, Senza titolo, 1994, 54x42 cm, acrilico su telaL’americano Dan Miller, il ceco Lubos Plny, la cubana Misleidys  Francisca Castillo Pedroso, la brasiliana Marilena Pelosi. Gl’italiani Guido Boni, Mauro Gottardo, Antonio Dalla Valle. Ma anche alcuni nomi “storici” come Carlo Zinelli (riconosciuto anche a livello internazionale, c’è una sua mostra in corso alla Collection de l’Art Brut, museo di Losanna) sta andando per la maggiore e la quotazione delle sue opere è in crescita; Tarcisio Merati, Marco Raugei.

 

Hai qualche consiglio su come approfondire l’argomento?

Più importante in Europa (e forse nel mondo) è la Collection de l’Art Brut di Losanna dove è in corso una mostra su Carlo Zinelli. Vicino a Vienna il Museo Gugging; a Parigi l’Halle Saint Pierre e la galleria di Christian Berst; a Lilla il LaM, Lille Mètropole Musée d’art moderne, d’art contemporain et d’art brut; Art en Marge a Bruxelles; la galleria J-P Ritsch-Fisch a Strasburgo. L’American Folk art Museum è a New York insieme alle gallerie Cavin-Morris e Frank-Maresca. E naturalmente la nostra prossima mostra (inaugura il 6 novembre fino al 31 gennaio) su Egidio Cuniberti, un altro maestro dell’arte Outsider italiana.

Per quanto riguarda le riviste due sono le Bibbie: in Italia il trimestrale Osservatorio Outsider Art e in Europa il bimestrale Raw Vision. Tra in testi fondamentali: “Figure dell’anima. Arte irregolare in Europa”, a cura di Bianca Tosatti, Mazzotta , “L’Art Brut” di Lucienne Peiry, Flammarion.

 

Grazie Antonia e Maroncelli 12 per quest’interessante intervista, è inutile dire che ora siamo ancora più affascinati dall’Outsider Art e non vediamo l’ora di scoprirla di persona in fiera a Milano (presso Superstudio Più, dal 7 al 9 Febbraio). E per rimanere aggiornato su tutti gli annunci e assicurarti i biglietti alla migliore offerta, perché non iscriversi alla newsletter tramite il link qui di seguito.

 

 

 

Main Image:
Cristina Martella, Flying objects with poppy, 2018, 70x100 cm, acrilico su tela, Maroncelli12.

Featured art from first to last:
Michele Berton, Honi soit qui mal y pense, 2018, 100x71, acrilico e pigmenti su carta, Maroncelli12.
Image of the Maroncelli12 Gallery, photo credit Lorella Usai.
Shaul Knaz, Togetherness #82, 2014, tecnica mista su compensato, 100x80 cm, Maroncelli12.
Carlo Zinelli, Senza titolo, 35x50 cm, tempera su carta, Maroncelli12.
Dan Miller, Senza titolo, 2016, acrilico e inchiostro su carta, 56x76 cm, Maroncelli12.
Paolo Baroggi, Porsche Carrera, 2000, acrilico e pastelli su tela, 107x99 cm, Maroncelli12.
Franca Settembrini, Senza titolo, 1994, 54 x 42 cm, acrilico su tela, Maroncelli12.

 

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