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Affordable Art Fair
Milan - 14 January 2019

Art. The New Influencer - Cinema Edition

“Il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica” Akira Kurosawa

Il legame tra Arte e Cinema è sempre stato caratterizzato da un rapporto simbiotico, costituito da uno scambio reciproco di influssi e contaminazioni, che sono stati determinanti sullo sviluppo ed evoluzione di questi due linguaggi espressivi.

Con la nascita della “Settima Arte” a inizio XX secolo, gli artisti hanno immediatamente subito il fascino del mondo cinematografico.

Un’attrazione logica, dato che il Cinema è senza ombra di dubbio una chiara evoluzione della fotografia, la quale trae origine dalla pittura, e che a sua volta aveva precedentemente rivoluzionato il mondo dell’arte grazie all’importanza attribuitagli dagli Impressionisti.

Le Avanguardie europee di inizio ‘900 sfrutteranno fin da subito il potenziale espressivo della pellicola, tanto che il movimento futurista definì il cinema come “mezzo di espressione più adatto alla ultrasensibilità dell’artista”.

Tra i primi artisti ad avvicinarsi al cinema, c’è nondimeno che Salvador Dalì, coautore di “Un Chien Andalou” (1929), un cortometraggio creato in collaborazione con il regista e produttore Luis Bunel, nel quale l’eclettico artista lascia la sua impronta surrealista in un’immaginario onirico ricalcato nel mondo della realtà.

Dalì non solo collaborò con i massimi esponenti del mondo cinematografico, tra cui Alfred Hitchcock in “Io ti salverò” (1945), ma si cimentò anche nell’animazione, creando il capolavoro “Destino”, ideato insieme a Walt Disney in persona, e che sarà candidato persino ai premi Oscar.

 

Quadri in movimento

 

 
 
 
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Ma il legame Arte e Cinema non ha visto solo la partecipazione diretta di artisti sul set. Infatti ha coinvolto anche cineasti attratti dall’estetica e sensibilità espressiva della Storia dell’Arte, in particolare modo dell’Arte Contemporanea, i quali sono riusciti a trasportare sul grande schermo citazioni di opere famose e non del mondo dell’arte.

Senza dubbio Stanley Kubrick è stato uno dei maggiori registi che ha dato grande rilievo all’importanza dell’arte figurativa nei suoi film. Sono palesi le citazioni artistiche in “Barry Lyndon” (1975), un vero e proprio quadro in movimento, che ha riferimenti della pittura di Constable, Hogarth, e Reynolds, con un omaggio a “Il Bacio” di Hayez. Kubrick esplora poi il mondo dell’arte contemporanea in “Arancia Meccanica”, non solo prendendo a modello l’optical art di Vasily, ma anche le opere di Mondrian, la Pop Art di Lichtenstein e Mel Rose, fino a “La ronda dei Carcerati” di Van Gogh nella scena in carcere con il protagonista e capo dei drughi Alex DeLarge; ed infine, non possiamo non citare il leggendario e agghiacciante Overlook Hotel di “The Shining”, pensato su modello dell’opere architettoniche di Wright.

 
 
 
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Il cinema di Kubrick non è il solo ad avere contenuti di riferimento all’arte figurativa. I quadri di Edward Hopper sono ricordati nei film del già citato Hitchcock, Dario Argento e Ridley Scott, un’inquadratura in L’Esorcista non è altro che “L’Empire des lumières” di Magritte, mentre “L’ultima Cena” di Da Vinci diventa quasi blasfema in “Inherent Vice”. E ancora, il completo blu elettrico di “The Blue Boy” di Thomas Gainsborough viene indossato dal Django di Quentin Tarantino, Sofia Coppola prende spunto da “Jutta” di John Kacere per un’iconica scena in “Lost in Translation”, Eva Green diventa “La Venere di Milo” nel film di Bertolucci “The Dreamers”, fino a riscoprire il mondo di Escher con “Labyrinth” ed assistere ad una conversazione immaginaria tra Akira Kurosawa e Van Gogh nel film “Dreams” del regista giapponese.

Questi sono alcuni esempi di quanto alcune opere d’arte siano state fondamentali per le scene di film che hanno fatto la storia del Cinema e sono entrati a far parte della cultura popolare.

 

Il Milano Film Festival incontra l’arte

 

Grazie al coinvolgimento di Alessandro Beretta, direttore artistico del Milano Film Festival, che interverrà a “Art. The New Influencer” ad Affordable Art Fair Milano, abbiamo approfondito maggiormente il legame tra Arte e Cinema.

 
 
 
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Alla nostra domanda su cos’è l’arte contemporanea per chi si occupa di cinema, la sua risposta è stata: “Quando tocca l’audiovisivo l’arte contemporanea è il territorio di frontiera più interessante per riformulare la quiete del linguaggio di tanto cinema formattato, prodotto anche bene, ma legato troppo spesso mani e piedi alle esigenze e alle economie (alte) del sistema cinematografico. Voglio dire anche che, ultimamente, alcune esperienze di performance live finiscono per essere cinema, almeno nell’esperienza di chi guarda, e che l’arte contemporanea è molto utile a non chiudere in un perimetro stretto l’idea cinema. Uno dei più grandi kolossal cinematografici recenti, paradossalmente, credo sia stata una mostra: Treasures from the Wreck of the Unbelivable di Damien Hirst a Venezia nel 2017”.

La curatrice del progetto Elena Geuna è infatti riuscita a fondere l’arte contemporanea e il cinema alla mostra cinematografica di Venezia, sfruttando le tecniche di comunicazione della Settima Arte per promuovere la mostra di Damien Hirst, artista presente anche ad Affordable Art Fair con Deodato Arte, attraverso due video che hanno trasformato la sua esibizione in un vero e proprio film.

L’Arte Contemporanea ha una posizione di rilievo anche al Milano Film Festival, con una sezione appositamente dedicata: “Viene inserita in focus e rassegne ad hoc o, talvolta, riguarda i protagonisti di interi omaggi, com’è avvenuto per l’israeliano Avi Mograbi e per l’inglese Ben Rivers - entrambi artisti, filmmaker e documentaristi - cui abbiamo dedicato le prime retrospettive complete in Italia. Da anni, poi, indaghiamo il campo dell’art-cinema, l’abbiamo fatto a inizio anni Dieci con la rassegna VerniXage, creata con Davide Giannella, da cui sono passati nomi oggi cresciuti per notorietà sia nel cinema che nell’arte. Sia con nomi esteri, come Carlos Casas e Neil Beloufa, sia con nomi italiani, come Yuri Ancarani e i collettivi Zapruder e Alterazioni Video. Con questi ultimi, nell’edizione 2018, la prima in cui abbiamo dedicato un omaggio all’art-cinema tornando sul tema dopo sei anni, abbiamo prodotto un turbo-film - prodotto low budget, in Russia, senza un preciso piano di produzione, ma pedinando un’idea - intitolato “Guerra e Pace” sul tema filosofico delle fake news. Un film folle, nel migliore dei sensi, com’è nell’estetica avventurosa, anche a livello produttivo, del “turbo film” creata da Alterazioni Video, collettivo presente all’ultimo Manifesta a Palermo e che ha recentemente pubblicato un libro interessante come Incompiuto italiano (Humboldt)”.

 

Un linguaggio univoco

 

 
 
 
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Il Cinema si fa promotore dell’Arte, utilizzando rielaborazioni d’opere d’arte, o mettendo in scena la vita di artisti che hanno lasciato un segno indelebile in tutto lo scenario artistico internazionale, come nel caso di “Frida”, che secondo Alessandro Beretta “ha senza dubbio riacceso nell’immaginario la figura di Frida Kahlo che in seguito, per altri movimenti di opinione della nostra epoca, è cresciuta sempre di più nella conoscenza di tutti”, e il recente film su Van Gogh, oppure la tormentata vita di Modigliani in “I colori dell’anima”.

Il Cinema però non si limita a patrocinare l’Arte, ma si fonde con essa in un linguaggio univoco, sfruttando al massimo le tecniche della riproduzione in movimento e la potenza del linguaggio artistico, fino a far diventare la pellicola stessa una vera e propria opera d’arte.

Il premiato “Loving Vincent”, il primo film d’animazione interamente dipinto su tela, ne è un’altra dimostrazione: 125 artisti provenienti da tutto il mondo, e più di 65mila tavole realizzate!

Ma chi sono le personalità che si possono definire sia artisti, che cineoperatori?

Per il Direttore Artistico del Milano Film Festival “Una delle più interessanti, senza dubbio, è il regista tailandese Apitchatpong Weewasethakul. Ci sono poi registi meno noti, ma non meno interessanti, che continuano a passare da un campo all’altro ed è difficile incasellarli: l’inglese Ben Rivers, che ho già nominato, e l’americano Ben Russell sono due dei migliori e, tra l’altro, sodali in alcuni lavori. In questi casi, l’arte, il suo mondo e i suoi dispositivi sono una domanda costante nella formazione poetica”.

Tra i cineasti che si sono cimentati nell’arte figurativa, c’è anche Peter Greenaway, che oltre ad essere pittore, ha recentemente firmato un’installazione multimediale permanente a Recanti, unendo arte, musica e poesia.

 
 
 
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Inoltre non possiamo non citare David Lynch, il regista nato pittore che ha iniziato a dipingere fin da piccolo, profondamente influenzato dalla pittura di Francis Bacon, e che a breve esporrà 500 quadri al Museo di Maastricht.

Peter Greenaway e David Lynch non sono gli unici registi dal calibro internazionale a cimentarsi in una mostra d’arte: Tim Burton, il quale nei suoi lavori non hai mai nascosto la sua passione per il surrealismo e l’espressionismo tedesco, ha debuttato come artista in una mostra del MoMa nel 2009, esponendo disegni, storyboard, illustrazioni e opere in plastiche.

Ci sono registi che portano in mostra le loro opere, e invece chi ne diventa curatore. È il caso di Wes Anderson, che, come ci ricorda Alessandro Beretta, “insieme a Juman Malouf ha curato e creato per il Kuntshistiorisches Museum di Vienna, rovistando nell’enorme collezione austriaca, la mostra “Spitsmaus Mummy in a Coffin and Other Treasures” che arriverà, in parte, anche in Italia”.

 

Video Art, un tecnologia artistica in continua evoluzione

 

Il fautore della Pop Art Andy Warhol si concentrerà sul cinema a partire dal 1963, dedicandosi alla Settimana Arte in maniera del tutto creativa e anticonvenzionale.

GALERIAKALO Yllka Gjollesha, Video Frame 2, Cycle, Duration 5.12 min, Format 16.9 mp4 HDSi può definire il cinema di Warhol come una forma d’arte che anticipa quella che sarà poi chiamata Video Art, nata ufficialmente nel 1968 con la mostra “Electronic Art” di Nem June Paik a New York e che precede le opere in movimento di Bill Viola, Marina Abramović, Maurizio Nannuncci, e molti altri ancora. La Video Art si è affermata nel contesto artistico degli ultimi sessant’anni, con un linguaggio espressivo sperimentale che interagisce interamente con la tecnologia e lo sviluppo di essa, coinvolgendo sempre di più giovani artisti come Yllka Gjollesha di GALLERIAKALO. Un limite tra cinema e Video Arte difficile da individuare, e che Beretta ce indica come “confini grammatici, di dispositivo, di situazione espositiva e produttiva. Un’opposizione - che talvolta invece si fa simbiosi come per l’art cinema che frequenta entrambi - tra audiovisivo in black box e in white box, tra sala e Festival di cinema e galleria-museo e mostre. Il bello della videoarte è che può ben più facilmente ignorare le richieste del sistema cinema, sia nella durata, che nei formati, che in quanto rappresenta”.

L’unione tra Arte contemporanea e Cinema porta alla creazione di un genere unico, in grado di suscitare quel pathos che solo un’opera d’arte riesce a provocare.

Due forme di espressioni che in continuo dialogo, continuano a ispirarsi a vicenda per creare qualcosa di unico.

Ti aspettiamo in fiera per scoprire le connessioni tra Arte e Cinema!

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Image credit:
Yllka Gjollesha, Video Frame 1, Cycle, Duration 5.12 min, Format 16.9 mp4 HD, GALERIAKALO.

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